Titolo: Una lettera dal "nostro" don Andrea
data inserimento : 28/01/2005 21:50:41
Autore : mastroweb

Bangkok, 24 gennaio 2005

Carissimi,
sicuramente vi sarete chiesti che fine abbia fatto, dal momento che ? diverso tempo che non vi mando mie notizie. Credetemi: faccio veramente fatica a trovare il tempo per sedermi davanti al computer e scrivere “due righe”. A volte, addirittura, la situazione diventa perfino frustrante perch? sento l’esigenza di comunicare qualcosa di me agli amici, ma la lista delle persone a cui devo rispondere ? talmente lunga che non so da chi cominciare e allora… Tutti sappiamo che brutta malattia sia la pigrizia!...
La tragedia dello tsunami, in questo senso, non ha nulla a che vedere in quanto ? avvenuta a 1300 Km. circa di distanza dal luogo in cui mi trovavo in quel momento, cio? a Chaehom nel Nord del Paese dove c’? la missione dei sacerdoti del Triveneto. Essendo seduto sul pavimento della cappella, ho avvertito un leggerissimo movimento del suolo, ma nient’altro: nulla poteva lasciare immaginare ci? che le ore successive, purtroppo, ci hanno rivelato. So che i mass media si sono molto concentrati sulla Thailandia per via del fatto che qui si ? registrato il maggior numero di morti, dispersi e feriti italiani e occidentali in genere, ma sappiamo che ben pi? consistenti sono le conseguenze tragiche di questo evento naturale in altre aree geografiche. E, comunque, laddove lo tsunami ? arrivato, anche qui ha creato conseguenze disastrose che non si fermano all’elenco delle vittime, ma che prosegue con una cifra enorme di feriti, molti mutilati per il resto della vita, famiglie decimate, bambini orfani, case distrutte o semplicemente scomparse nel nulla. E ancora, perdita del lavoro e, in molti casi, traumi psicologici difficili da cancellare. Alcuni amici tra suore e sacerdoti che sono andati sui luoghi della tragedia per qualche giorno, hanno raccolto testimonianze di gente che pi? che di un dramma, hanno raccontato dell’incontro con un “mostro”, che ha distrutto dentro, seminando non solo morte, ma inculcando paura e generando perfino odio verso ci? che fino a qualche tempo fa rappresentava la vita e la gioia di vivere: il mare. E’ normale che si parli di ricostruzione fisica degli ambienti di vita cos? tanto devastati, ma ben pi? difficile sar? il compito della ricostruzione interiore delle persone colpite. A proposito di ricostruzione, molti dall’Italia mi hanno chiesto se fossi a conoscenza di progetti particolari da sostenere finanziariamente. Attualmente la Chiesa locale sta operando una sorta di monitoraggio delle effettive necessit? da sostenere in un imminente futuro, volte soprattutto a ridare una abitazione e un mezzo di lavoro a chi ha perso tutto, in particolar modo i numerosi pescatori che popolano le isole e le coste colpite dall’onda. Nel frattempo, la cosa migliore ? fare riferimento alla Caritas diocesana che ha gi? avviato iniziative in questo senso e che ? direttamente in contatto con le istituzioni ecclesiali locali.
Chiuso il tragico capitolo “tsunami”, eccomi a dirvi qualcosa di me anche se per la verit? non so nemmeno cosa raccontarvi. La mia vita, infatti, si svolge tra i pochi metri quadrati dell’aula scolastica e quelli della mia camera. I miei giorni sono uno la fotocopia dell’altro. D’altra parte si viaggia sulla media di nove ore di studio al d?, per cui se togli il tempo della Messa, della preghiera personale, dei pasti, degli spostamenti in citt?, del sonno e delle esigenze igieniche ed organiche, cosa rimane?... All’inizio di questa esperienza, scherzavo sulla coincidenza di abitare in una parrocchia che pur essendo dedicata a Maria ( Chiesa del Santo Rosario ) ? conosciuta come la Chiesa del Calvario. E’ vero, lo studio ? un vero calvario!... Ma non solo nel senso doloroso, perch? come per Ges? quella strada ha aperto l’ingresso al Paradiso, cos? sono convinto che questo sacrificio mi aprir? la strada che porta ai cuori di tante persone. Spero, comunque, che quando comincer? a masticare e a digerire meglio la lingua, diminuir? anche la tensione in modo che i ritmi possano essere meno serrati di quanto siano in questo frangente iniziale... Indubbiamente in un contesto linguistico e culturale diverso ( spagnolo, portoghese, francese, inglese ) l’approccio sarebbe stato molto pi? semplice, ma la Chiesa, nella persona del mio vescovo, mi ha inviato qui: una ragione nei piani di Dio ci sar? pure!...
In questo senso mi d? tanta luce la prospettiva biblica suggerita dal Salmo 125: “Chi semina nelle lacrime mieter? con giubilo. Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni”. Questo ? il momento della semina perch? l’espressione “nell’andare se ne va e piange, portando la semente da gettare”… ? l’esatta fotografia della mia attuale vita, nonostante abbia gi? “sulle spalle” quattordici anni di sacerdozio. Ringrazio il Signore perch? la “semina” nel periodo della scuola prima e del seminario poi, ? stata nella gioia: allora mi ha preservato da particolari sofferenze o difficolt?. Ma ringrazio il Signore anche adesso, nel momento del… “pianto”: forse mi sta semplicemente dicendo che i frutti migliori Lui li raccoglie se il terreno ? stato irrigato con le lacrime. Evidentemente sono il miglior fertilizzante naturale, insieme al sudore che qui non manca di certo!...
Cronologicamente parlando, la storia di questi primi mesi “thailandesi” ? presto detta in quanto giunto a Bangkok a met? agosto, ho subito iniziato lo studio della lingua: era esattamente il 23 agosto! Avevo in mente di fare una “tirata” unica fino a dicembre per poi andare a vivere il Natale insieme con i tre sacerdoti del Triveneto, miei referenti qui in Thailandia ( sar? poi il vescovo di Chiang Mai a decidere dove svolgere il mio futuro servizio ); ma ho anticipato i tempi alla fine di novembre perch? a conclusione del terzo livello dello studio del Thai ero semi-distrutto. Soprattutto perch? dal terzo livello si cominciano ad imparare i caratteri di scrittura, fino allora sostituiti dai caratteri della fonetica internazionale di tipo occidentale. Inoltre, si devono sostenere due test, a met? e a fine corso e questo per me ? un peso psicologico molto difficile da sopportare. Grazie a Dio e alle vostre preghiere, comunque, almeno il primo ostacolo ? stato superato. In questo momento sto affrontando quello che, a detta di tutti, ? il pi? difficile: il terribile quarto livello stracolmo di regole ed eccezioni, di parole da imparare a memoria e quant’altro. Maypenray, si dice da queste parti… Non ti preoccupare diciamo noi: un passo alla volta. Ma per vivere questo, ci vuole proprio una pazienza dalle dimensioni… divine!...
Ecco, come vedete in poche righe ho sintetizzato cinque mesi di presenza asiatica. S?, sarebbe interessante dire qualcosa sul primo Natale “in maniche corte” vissuto lontano dalle nostre chiese traboccanti di gente, ma sono sensazioni che forse ? bene esprimere pi? avanti, quando vivr? da pi? tempo all’interno del tessuto sociale di questo popolo per non rischiare di fare considerazioni superficiali, magari non legate alla effettiva realt?.
Al termine di questo mio… “aggiornamento”, voglio esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno avuto modo di scrivermi in questi mesi e vi invito a continuare. Vi chiedo soltanto di avere pazienza se, come avete gi? avuto modo di constatare, non posso essere altrettanto puntuale nelle risposte, per i motivi sopra addotti. Inoltre, continuo a raccomandarmi alle vostre preghiere che sono la “linfa vitale” della mia presenza qui in Thailandia, assicurandovi le mie: in questo sono puntualissimo!... A proposito, marted? 1 febbraio ho il test finale del quarto livello: ? troppo se vi chiedo un supplemento di preghiera per quel giorno?...
Beh, vi saluto, anche perch? penso di avervi rubato gi? troppo del vostro prezioso tempo. Grazie e… Sawatdii Khrap.

don Andrea